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126 Le grandi virtù e le grandi gioie


compassione o ribrezzo ad alcuno. So che di questo male devo morire e cerco di passare meno male possibile i miei ultimi giorni. Assisto a molte lezioni, vado in teatro e soprattutto mi diverto con me stessa, mostrandomi più forte del mio male. È una specie di amor proprio, di eroismo modesto quello di vincere il dolore e di mostrargli, che io sono più forte di lui. Quando non ne posso proprio più e mi scappa un lamento, anche quando nessuno lo sente, io mi trovo avvilita; quasi come deve esserlo un generale, che ha perduto una battaglia, o un avvocato che ha perduto una causa, e mi propongo di essere più brava un’altra volta. L’assicuro che son riuscita a stare sette giorni intieri senza dire un 'ahi' o un 'oh'. E godo di questa mia bravura e quando mi vedono sempre sorridente e mi sento dire, come mi ha detto lei: quanto deve esser felice! godo, godo assai, perché vedo di essere riuscita non solo a nascondere la mia lurida piaga, ma anche i miei dolori. E son fiera di me stessa... Dirà, caro professore, che la mia è una mania singolare,