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gatta; ma quella che avea presso che tutta mangiata la salsiccia, aspettava un’occasione per salvarsi dalla rabbia della padrona, la quale, veduto inutile ogni sua insistenza, cominciò a piangere.

— Peccato! quantunque alida che non ci si poteva attaccar il dente, guarda questa carogna come se l’è mangiata!.... Non dubitare!... m’hai fatto questa; ma tu me l’hai a pagare.

— Hai cuor di piangere, pezzo di stramba — prese a dire il Cantastorie — quando non sai far le cose a modo? Intanto dammi almeno la piccia.

— Che piccia? — La cosa era andata diversamente di come si supponea dai due vecchi; giacchè nessuno si era accorto che la piccia era già caduta, quando al vecchio era stata tolta la salsiccia: e la gatta poco dopo trovatala fece una cena appannata che mai per l’innanzi.

La donna, avuto per questo un altro rimprovero, si sedè rabbuiata ed ingrugnita, tenendo appoggiato il mento sulla palma della mano, e il gomito sopra i ginocchi. E mentre aspettava che il marito cominciasse, lasciava il pensiero dietro alla salsiccia e alla gatta; riandando tutte le circostanze per raccapezzarsi