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raviglia gli si diminuiscono giornalmente, ed ei sempre va discoprendo qualche natural cagione a ciò che gli era una volta grande argomento di stupore. E così è intervenuto a me, pellegrinando per questa grossa metropoli (Londra), di essermi cioè ingannato intorno a uno spettacolo, che poi mi ha spiegato qualcuno de’ molti misteri sull’arte di comporre i libri, e che infine fe’ cessare ogni mia ammirazione.

Io andava un giorno di state a zonzo per gli ampi saloni del Museo Britannico, con quella tal noncuranza, onde si suole passeggiare per un museo in una calda giornata, ora curvandomi a guardare so-

    dotto amico, prof. G. Cherubini. — Washington Irving era nativo di Nuova York e morì nel 1859. Dimorò alcun tempo in Ispagna in qualità di ambasciatore degli Stati Uniti, ed è uno dei più grandi e fecondi scrittori, di cui si possa vantare l’America moderna.
    «Questo brano o schizzo è un capolavoro del genere; — il quale con un’immaginazione colorita alla Poe profondamente descrive una delle più grandi e, diciamolo pure, più vecchie piaghe della letteratura. L’autore ha posto il suo quadro nel Museo Britannico; ma di simili se ne potrebbero fare in tutte le Biblioteche. La letteratura di mestiere è numerosa dovunque, e i mestieranti sono pur notissimi fra noi, anco quelli che acquistarono per riconosciuto ingegno gran nome. Io conobbi chi si vantava potere di per sè solo provedere annualmente di lavoro un’intiera tipografia! E vi ha chi compone libri facendo intieramente trascriverne dei vecchi, solo apponendo in margine le variazioni richieste dal progresso scientifico e dal tempo; e chi, mutatone il semplice titolo, con una prefazione pur che sia presume di ammannire cibo novello agli intelletti bisognosi. L’argomento sarebbe degno tanto di storia quanto di romanzo, e meglio di dramma, e potrebbe offrire variatissimi punti di prospettiva curiosi ed edificanti.
    A’ giovani può tornare utile riflettere su così fatto ladroneccio, il più vile e funesto di tutti, essendo per lo più un sacrilegio ai defunti, un inganno a’ vivi e uno sfacciatissimo esempio di turpe e ignorante presunzione. Ed ei vi possono apprendere, che soltanto al vero, originale e onesto ingegno sono riservati i frutti di una fama giusta, duratura e riconoscente.

    B. E. Maineri.