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libro primo 7

il giuoco de’ Gladiatori, ma bensì quello de gli animali (Var. lib. 5, 42: Theatrum venatorium). Poichè però all’uno e all’altro servì, e poichè l’uso de’ Gladiatori fu tanto anterior di tempo, di essi alcuna cosa diremo prima.

Fece strada a così fatto instituto un motivo di religione; cioè l’antichissima credenza di molte genti, che l’anime de’ trapassati, deificate in certo modo per la separazione dal corpo, gradissero il sangue umano, e si rendessero propizie dall’uccision d’uomini, quasi a loro per onore sagrificati; o si placassero almeno, appagandosi, come se fossero svenati per lor vendetta. Quest’opinione fece cader molte volte su i prigioni di guerra tal crudeltà; e quanto d’antico, si vede in Omero (Illiad. Ψ), nel cui maggior Poema Achille uccide dodici nobili giovani Troiani alla pira di Patroclo. Troppo inumano parendo poi, come nota Servio (ad Æn. X: quod postquam crudele visum, ec.), l’ammazzar uomini in così fatta guisa, fu introdotto di conseguir l’istesso per via di combattimento: il che sembra accennarsi da Erodoto ne’ Traci; ma quel luogo ha forse diverso senso, parlandosi quivi di que’ certami e giuochi funerali in cui proponeasi premio, onde non crederei fosse da pigliar di là l’origine de’ Gladiatori detti Treci, come parve a Lipsio (Sat. Serm. l. 1, c. 9). Scrive Diillo presso Ateneo (l. 4), aver Cassandro nel seppellire Arideo Re di Macedonia e la moglie, fatto duellare quattro soldati: ma non credasi avverata per questo l’opinione di