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libro quarto 133

talia per la ritirata degli emoli, fece Prefetto di Roma Emilio Lepido, raccomandando l’Italia a Marc’Antonio, e la nostra Gallia a Licinio Grasso (App. Civ. lib. 2). Vinto Pompeo, e tornato a Roma dopo la guerra in Egitto, prima di partire per quella d’Africa, impose alla Cisalpina Marco Bruto, quello che insieme con Cassio fu poi capo della congiura contro di lui (Fam. lib. 6, ep. 6). Ucciso Cesare, e sottraendosi molti al tumulto ed a’ pericoli della città, quelli ch’erano stati già destinati in provincie dall’istesso Cesare, vi si portarono (App. Civ. lib. 3); fra quali Decimo Bruto, un de’ principali tra congiurati, venne nella Gallia all’Italia prossima, che allora era quanto dir nella Cisalpina, tre legioni sotto di se avendo. Venuto nella provincia, condusse l’armata contra alcuni popoli Alpini per compiacere a’ soldati che desideravano far qualche cosa: così scrisse egli a Cicerone (Fam. l. 11, ep. 4 e 19). Gli scriss’altra volta da Vercelli, raccomandandogli i Vicentini, singolari cultori dei Bruti, perchè non fosse lor fatto pregiudizio in Senato per certa causa che aveano a motivo de’ servi nati in casa, forse co’ gabellieri. Il doversi far questa causa a Roma e in Senato, mostra continuato il primiero instituto nelle liti delle città, che già imparammo da Polibio, e fa veder che i Proconsoli, quali in questo tempo per comandar legioni in Italia, presedevano alla Cisalpina, poco tenean ragione, e lasciavano continuare l’antiche usanze.

Passato in Italia Ottaviano, che fu poi sopranominato Augusto, e cominciati i moti di