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libro terzo 87

e due anni appresso essendo essa toccata ad Emilio Lepido, e la Liguria al collega Muzio Scevola, repressi da loro nel principio dell’anno i moti in dette parti insorti, fu data a Lepido spezial commissione dal Senato di acquetare i tumulti in Padova nella Venezia talmente ardenti, che per la forza e rabbia delle fazioni erano venuti a guerra intestina (ibid. ad intestinum bellina), di che il lor Comune istesso avea mandato per Legati notizia a Roma. La venuta del Console, fu salute de’ Padovani, come parla Livio (Patavinis saluti fuit, ec.); dopo di che non avendo egli che operare nella Provincia, se ne tornò a Roma. Impariamo qui quanto floride fossero queste città, e come da’ proprj cittadini erano amministrate; ed impariamo come non era in queste parti Magistrato Romano ordinario, e lo straordinario soltanto vi dimorava quanto la sua particolare incombenza e l'imposto negozio esigeva. Altrettanto si riconoscerebbe nel susseguito tempo, se Scrittore avessimo che d’anno in anno la sortizione e deputazione delle provincie ci recitasse, come Tito Livio ebbe saggiamente in uso di fare. Vera cosa però è che probabilmente non tutta la Gallia avrà goduto dell’istesse condizioni della Venezia, non essendo stato uso de’ Romani, come Siculio Flacco precisamente avverte, d’accordar le istesse a chi di buon cuore e per amor di virtù e giustizia si era lor dato, ed a chi rompendo più e più volte la fede, avea palesato odio implacabile verso Roma; ma di tali particolarità niun Autore ci ha lasciato memoria.