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120 MACBETH

Perdonami, Macduffo! Una difesa
Per me, non un oltraggio alla tua fede
Ne’ miei dubbi ti suoni; e ti conforta
Che men giusto non sarei per quanto ingiusto
Sia quel concetto ch’ io di te mi faccia.
macduff.
Versa dunque il tuo sangue, o miseranda
Scozia! E tu, tirannia, più salde ognora
Pianta le basi del tuo trono! Il figlio
Di quest’ ottimo re che tu tradisti,
Riversarti non osa. Addio! Per tutte
Le terre, o prence, che sotto il flagello
Gemono di Macbetto, e pei tesori
Tutti dell’ Oriente, io non vorrei
Diventar quell’ abbietto, infame schiavo
Che mi credete.
malcom.
Oh no, le mie dubbiezze
Non t’ irritino, amico! Io non diffido
Più di te che d’ ogni altro. Il ferreo giogo
(Dico tra me) d’ un despota efferato
Preme il nostro paese, e pianto e sangue
Sparge. Credere io non vo’ che piaghe nuove
Gli rechi il novo dì, né metto in forse
Che molte e molte braccia, al mio venirne,
Vedrei levarsi, e sostener coll’ armi
La mia buona tagione, e col soccorso
Dei quattromila battaglieri, offerti
Dall’ Anglia genetosa, il mio retaggio