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mente all’Alamanni, a Venier, a Sperone Speroni, allo Zanni, al Molino, al Bonetto, al Micheli, al Balbi, al Friuli, al Soranzo, che le erano tutti larghi di lodi in prosa e in versi e di affettuosa amicizia.

Un certo Guiscardo, nobile e dotto, le manifestò allora insistentemente il suo amore. Chi era costui? Giulio Reichenbach, in un dotto e geniale suo studio, afferma con buoni argomenti essere egli stato Giovanni Andrea Viscardo, bergamasco, amico di Torquato Bembo, elegante poeta in latino e volgare, cortigiano e filosofo; uomo di principi austeri e di casta vita, e morto nel 1607, più di cinquant’anni dopoché la povera Anassilla riposava nella sua tomba. È assai probabile, se non certo, che il Viscardo, o Guiscardo, abbia conosciuto Gaspara a Venezia, nel ridotto di Domenico Veniero, ch’egli frequentò assiduamente e di cui Gaspara era la più fulgida stella. Certo egli la conobbe prima ancora che ella amasse CoIIaltino; forse egli l’amò allora in silenzio, e nulla ne seppe Anassilla. Fu necessaria la tempesta e la rovina perchè ella si accorgesse del modesto, serio e pacato amatore.

Il pensiero di amare ancora, dapprima la spaventa, poi la stupisce; infine le pare cosa possibile, ed ella si lascia un’altra volta cullare nella dolce musica delle proprie parole, e saziare dalle proprie fantasie. Vi amerei», ella dice, «se non avessi al cor già fatto un callo».

Le pare anzi che questo secondo amore sia per