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Gaspara Stampa. 19

Amò ella veramente quel Don Ferrante d’Avalos, che dalla storia ci appare solo una losca figura di traditore, mentre ella nei suoi sonetti lo celebra come un eroe?

Chi lo sa! Certo erano giovani e belli entrambi; la fortuna li colmò delle sue dovizie; vissero insieme i primi tre anni del loro matrimonio a Napoli e ad Ischia, cioè nel paradiso del mondo. Quale meraviglia che la giovinetta sposa abbia bevuto avidamente allora alla coppa dell’amore; e quando questa le fu strappata dalle labbra, abbia conservato inconsolabilmente il cocente ricordo delle delizie perdute? La figura del giovane marito, morto lontano da lei, dovette idealizzarsi nel suo cuore di donna squisita; e ogni giorno le crebbe il rimpianto di averlo perduto. La fantasia amorosa ingigantiva in lei il ricordo delle doti morali e fisiche dell’amato; i difetti o li dimenticò o non ebbe tempo di scoprirli.

A poco a poco l’anima sua, compiaciuta in queste rievocazioni del passato, si avvezzò ai propri affetti in modo che non le fu più possibile né pensare né esprimersi altrimenti. Come nel Petrarca l’amore per Laura così in Vittoria Colonna il ricordo del marito diventa una forma psichica convenzionale; un dolce allacciamento, dal quale il poeta né può né vorrebbe districarsi.

Onde al canzoniere di Vittoria deriva quella monotonia, che, priva dell’arte onnipotente del Petrarca, stanca, a lungo andare, e ci appare