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68 l’argentina e gli italiani


ottica quando entriamo in un ambiente illuminato da una lampada colorata; al principio si trova tutto strano, falso, curiosamente colorato; poi l’occhio s’abitua, il ricordo della luce pura svanisce dalla retina, ogni cosa si normalizza al nostro sguardo. Così laggiù si è abituata la coscienza pubblica alla strana luce della moralità ufficiale.

«Supponendo che certi fatti che vediamo giornalmente siano successi in altri paesi, ed immaginando lo scandalo che produrrebbero, abbiamo la norma del livello morale della nostra società, che non si commuove considerandoli quotidiani e comuni. Basterebbe collezionare ogni scandalo che si rivela giornalmente per formare il museo degli orrori.» (Belin Sarmiento).

Nella lingua stessa, che è come lo specchio dell’anima di un popolo, rimangono le traccie della strana clemenza con la quale si giudicano certe colpe. L’indelicatezza non si chiama più così: si chiama.... vivezza — viveza. Un uomo senza scrupoli da noi si dice un furfante; laggiù un uomo vivo! Ed è quasi un complimento.

Quale tempra adamantina d’onestà non occorrerebbe per sottrarsi alla influenza dell’ambiente, alle seduzioni dell’interesse? «Sarebbero uomini eroici, superiori all’umano coloro che elevati al potere dai nostri politici potessero lottare contro i loro amici, contro il loro proprio interesse, lottare contro i sofismi che da ogni parte fioriscono intorno al potere, lottare infine contro tutti i proprî contemporanei, e rifarli come lo scultore riammassa l’argilla quando è scontento della sua prima concezione.» (Belin Sarmiento).

Il male che deriva da tanta bruttura è reso più grave dalla curiosa condizione di complicità in cui si trovano moltissimi funzionarî pubblici, complicità dalla quale deriva quell’impunità cui allude la Prensa nel brano citato più sopra. Essi debbono la loro posizione alla loro unione di partito, cioè a dire ad una colpa