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le basi dell’oligarchia argentina 61

È poco tempo che Santa Fè, Rosario e tutte le città della provincia, come più recentemente San Juan, hanno attraversato un periodo elettorale con il relativo accompagnamento di morti e di feriti. Le scene che si sono svolte in questi luoghi non sembrano dei nostri tempi. I negozî si chiudono, la gente per bene si tappa in casa con le provvigioni, come per un assedio in regola; e l’illusione è perfetta quando — e non di rado — si sentono echeggiare attraverso le imposte serrate i colpi delle armi da fuoco. La Prensa ha riportato da un giornale di San Juan questa descrizione d’ambiente: «Le famiglie non escono per nessun motivo, nessuno si mostra per le piazze, e ad ogni momento si aspetta di sentire il rumore d’una scarica che ponga termine alla vita d’un cittadino, o il galoppo d’uno squadrone di polizia che sciaboli senza pietà. Non si domanda che resultato ebbe questa o quella elezione, ma quanti morti si ebbero. Da ogni parte si parla di domicilî che saranno assaltati. Le versioni sono fondate perchè abbiamo visto il popolo indifeso sciabolato per le vie di pieno giorno e assassinare miseramente e vigliaccamente...» È certo che in queste descrizioni, che potrei riportare a sazietà, vi è di quell’esagerazione che è propria di queste riscaldate fantasie ispano-americane; ma non molta. I crimini esistono. Non vi è forse che Buenos Aires dove tali miserie siano meno visibili, perchè si perdono nella vastità e nel cosmopolitismo.

In prossimità dei seggi elettorali si vedono talvolta dei veri bivacchi di questi gauchos armati, accoccolati intorno ai barili della caña e all’arrosto che si va cuocendo all’aria aperta, il tradizionale asado electoral. Questi bravi elettori si aggruppano a seconda dei partiti nei posti prestabiliti di fronte al sagrato della parrocchia — dove si tiene l’elezione — in attesa d’essere chiamati ad esprimere i voti della coscienza del popolo.