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le basi dell’oligarchia argentina 57


al 45%. I giornali El Tiempo e la Prensa, che pubblicano l’inchiesta, ne offrono tutte le prove. Ma chi bada a queste piccolezze?

Questa profonda e radicata immoralità rivela molto più di una semplice stranezza di costumi politici: le sue cause sono gravissime, e le sue conseguenze hanno un’influenza disastrosa sull’intera vita della nazione argentina.



Spieghiamoci. Laggiù la politica è una professione. È la professione naturale del «figlio del paese», la quale gli offre il modo di vivere — con uno splendore relativo ai di lui mezzi intellettuali e alla sua viveza — fornendogli una rendita sotto forma di stipendio per un impiego qualsiasi, oppure facilitandogli guadagni d’ogni genere per via d’influenze. Così si vedono degli impiegati che non hanno la necessità d’andare all’ufficio, ed altri che non sanno precisamente in che cosa il loro impiego consista.

Perciò la lotta politica non è altro che la lotta di gente che vuole degli impieghi per diritto di nascita contro gente che non se li vuol lasciar sfuggire, in nome dello stesso diritto. È una «lotta per la vita»; e trattandosi della vita si capisce che ci si... ammazzi, qualche volta. «La vera lotta elettorale è oggi, come sempre, circoscritta alle rivalità di clientele ristrette, per non dire di pochi uomini, aggruppati in due fazioni avverse per la impossibilità di mettere tutti contemporaneamente il muso nella stessa mangiatoia» — scriveva il 31 del marzo passato la Patria degli Italiani.

È chiaro che questa politica di speculazione vive della ricchezza pubblica come di una preda legittimamente conquistata, invece di esserne la tutrice vigile