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222 l’argentina e gli italiani

anche restare a casa. V'è domanda e offerta; possiamo dunque trattare.

Il Governo nostro ha compreso vagamente questo quando, sulla fine dello scorso anno, ha proposto al Governo Argentino di fare un esperimento di emigrazione scelta per la colonizzazione, sotto date condizioni, cominciando con alcune centinaia di lavoratori. Era un principio d'interessamento. Ma il Governo argentino, che incondizionatamente ha ricevuto l'anno passato trentun mila emigranti italiani, ha evitato ogni trattativa declinando l'offerta. Bisognava impedire l'emigrazione incondizionata, e si sarebbe venuti a trattative. Noi non conosciamo che due estreme misure in fatto d'emigrazione, egualmente cattive: o proibirla assolutamente per un dato paese, o permetterla senza limiti, senza freni e senza misura. Per l'emigrazione in certi Stati dovremmo porre delle condizioni. Se esse non vengono accettate vorrà dire: o che non v'è richiesta di lavoro — e allora è sempre bene che gli emigranti non partano — ; o che non ve alcuna intenzione di garantire gli emigranti degli abusi, le frodi, le violenze e le ingiustizie — e allora è egualmente bene che gli emigranti non partano, per risparmiarsi inevitabili dolori e disinganni, o che si dirigano altrove, dove i loro diritti siano meglio riconosciuti e più rispettati.



È bene che l'opinione pubblica in Italia cominci ad interessarsi seriamente a quanto avviene al di là dell'Atlantico. Al Governo argentino è mancato assolutamente finora il controllo dell'opinione straniera, e questo controllo potrà migliorare molte cose più di tutte le diplomazie riunite.