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ricchezze e miserie 117


sorpresi deboli e sfiniti, sfruttati e spremuti, alla prima avversità? Vedremo il seguito come da Entre Rios, da Cordoba, da Santa Fè, da ogni parte giungano le notizie della nera miseria di quegli infelici, che sono oggi più poveri di quando giunsero laggiù perchè non posseggono più il fatato tesoro della speranza.

Più volte nelle campagne ho incontrato piccole carovane d’emigranti, col volto logorato dalla sofferenza, curvi sotto il fardello dei cenci, e percorrenti così intere regioni per centinaia di chilometri in cerca di lavoro, domandando ricovero nelle capanne, arrestati spesso dalla sfinitezza, sferzati sempre dalla fame! Parlando particolarmente dell’emigrazione dovrò disgraziatamente intrattenere l’amico lettore su questi fatti, che sono mostruosi in un paese dove pascolano cento milioni di animali.

Cinquecento italiani disoccupati a Bahia Blanca hanno pubblicato un manifesto che dice: «Ci troviamo senza pane nella più squallida miseria. Molti di noi da due giorni non mangiano; le nostre mogli e i nostri figli hanno fame. Noi non chiediamo che della terra da lavorare!...». Non è inesplicabile questo nel paese che ha quasi un milione di chilometri quadrati di terra che aspettano il lavoro?

Il numero dei disoccupati che veniva calcolato a centoquarantamila tre mesi or sono, ora si ritiene aumentato di un buon terzo a causa dell’inverno australe che porta anche in tempi normali un rallentamento in molti lavori. A Buenos Aires oggi i disoccupati sarebbero ottantacinquemila, secondo notizie degne di fede. A tanto è ridotta quella terra promessa, da tutti quei mali che conosciamo. L’immensa piovra della politica oligarchica la tiene sotto le spire dei suoi tentacoli, e le assorbe il sangue della ricchezza. L’Argentina ha dissipato molto più di quanto ha prodotto, fino a stremare alcune fonti della sua stessa prosperità, a indebolire la sua attività produttrice. Perchè in