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morale altissimo 17


batterie avevano preso posizione per forzare qualche passo che si supponeva difeso. Si aspettava una resistenza fra il Monte Quarin, sopra a Cormòns, e la collina di Medea, e, di fronte a queste posizioni, le alture di Budrio erano irte di cannoni italiani. Le fanterie infine spinsero avanti la loro prima linea spiegata in formazione di combattimento.

Non si può apprezzare al giusto valore lo spirito meraviglioso della truppa se non si tiene conto di questa circostanza: che muovendoci si credeva alla battaglia immediata.


Si aspettava una resistenza. Le informazioni la facevano prevedere. La natura delle posizioni la rendeva logica. La presenza di truppe bosniache e di cavalleria ussara, avvistate dai nostri avamposti, pareva confermare la probabilità di una opposizione.

La nostra fanteria inoltrando immaginava di andare all’attacco. E vi andava con una volontà compatta e lieta. Guadò il Natisone, nel piano verso la frontiera di Cormòns, e avanti, fra gli alberi folti, lungo i margini verdi, nel profumo delle acacie fiorite, nello sfolgorìo del più bel sole di maggio, in un’inebbriante atmosfera di primavera italica. L’onda umana passava gonfia di gioia.

Giunse sulla sponda cespugliosa e tresca dello Judrio: il confine.

Allora fu una frenesia.