Pagina:Luigi Barzini - Al fronte (maggio-ottobre 1915).djvu/442

414 sulle pendici del carso


libri pesanti per aprire il varco nel reticolato di un trinceramento che ci era di fronte; ma proprio sotto a quel reticolato che stava per essere sconvolto da una bufera di esplosioni, giaceva un ferito nostro. Di tanto in tanto si vedeva un lieve gesto del suo braccio. Vicino a lui due cadaveri. Erano caduti durante un tentativo notturno.


Il generale, che era in trincea per sorvegliare gli effetti del bombardamento, guardava la scena pensieroso. L’ora fissata per l’azione dell’artiglieria scoccava. Egli non dava ordini. Poi, chiamò un ufficiale e fece parlamentare col nemico.

«Lasciateci raccogliere i nostri feriti e i nostri morti!» — gridò dalle nostre trincee una voce al megafono. Nessuna risposta. «Faremo uscire dei portatori nudi perchè vediate che non è un tranello!» — soggiunse la voce. Nessuna risposta. Le stesse frasi furono gridate in tedesco. Silenzio. La trincea nemica pareva deserta. Quattro portaferiti con le barelle vennero fatti inoltrare. Una scarica di fucilate li accolse appena usciti. Due di loro rimasero colpiti. L’ora era trascorsa. Le batterie pronte aspettavano il segnale telefonico per iniziare il tiro convenuto. Il generale si passò una mano sulla fronte, guardò l’orologio, si volse all’ufficiale d’ordinanza, gli trasmise un ordine. E il fuoco cominciò.