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una mirabile impresa guerresca 399


acqua, forate dalle pallette e dalle schegge. Alle undici della notte il traghetto fu sospeso. Erano passati circa cinquecento uomini, spariti, laggiù, nelle tenebre e nel silenzio della riva opposta.

Il bombardamento cessò. Il nemico credette forse fallito anche il quinto tentativo. Ma nella quiete profonda un nuovo lavoro cominciava. Si gettava un ponte. Centinaia di uomini portavano il legname, portavano le barche, e la riva si empiva di un affaccendamento intenso e cauto, del quale a cinquanta passi nulla si udiva. Qualche lieve urto di tavole, dei tuffi di àncore gettate, un gorgoglìo di carene, un sordo calpestìo di piedi nudi sul legno, e nell’ombra il ponte avanzava sul frusciare sommesso della corrente nera.

All’alba la costruzione era arrivata alla metà del fiume. Non si aspettò che fosse finita; quel breve tratto di acqua scoperta poteva essere rapidamente traversato con le barche. Ricominciò il passaggio. La truppa percorreva il ponte a drappelli, arrivava in fondo, s’imbarcava. Andava verso il mistero dell’altra sponda con una calma solenne e fiera. Alle tre, l’artiglieria austriaca aprì il fuoco sul ponte.

Il passaggio continuò sotto alla tempesta delle cannonate, per qualche tempo. Il tiro era a granata, e i proiettili cadevano nel fiume o sulla sabbia. Non tardò molto però ad avvicinarsi al ponte. Una raffica arrivò sulle barche. Si