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358 l’eroica conquista di plava


una posizione all’altra i soldati si lanciano ingiurie e bottiglie vuote. Da lì si vede, non lontano, il rovescio lungo e cupo del Sabotino, sulla cui cresta altre trincee nostre avanzano. E quasi di fronte a Zagora, all’altra riva del fiume, si vede a poche centinaia di metri la gran bocca nera della seconda galleria della strada ferrata Gorizia-Klagenfurt, melanconica strada tagliata tutta nei fianchi umidi della montagna, e le cui rotaie sono diventate rosse di ruggine.

Una volta sola si è riudito il rombo di un convoglio risuonare nella prima galleria, poco più in basso. E si vide sbucare lentamente all’aperto, con la cautela d’una grossa bestia sospettosa che esca dalla tana, un grigio treno blindato. Si fermò a osservare, sparò in fretta alcune cannonate, poi ci pensò meglio e si ritrasse prudentemente immergendosi per la coda nel buio.

Le truppe circondano senza tristezza i loro eroi caduti. Ne raccontano le gesta, con semplicità. Episodî magnifici e senza numero. Una notte, nella seconda fase delle operazioni, dopo la conquista, un caporale si offrì volontario per andare a far saltare una mitragliatrice troppo molesta. «Ma è impossibile!» — dicevano i più temerari. Egli si ostinò, e uscì dalla trincea, spingendo avanti il tubo esplosivo. Arrivò, sotto al fuoco, a metterlo a due o tre metri dalla mitragliatrice; arrivò ad accendere la