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il passo di montecroce 261


ritirarsi. Dal giorno 7 al giorno 9, il nemico lasciò duecento cadaveri sul Freikofel, quattrocento feriti, duecentoventi prigionieri. Ma il 9 la nostra occupazione della sommità era consolidata. Il cannone non ci scacciava più.

Gli attacchi austriaci sono però continuati. Con la nebbia, con la pioggia, di notte, all’alba, alla sera, il tentativo di riprenderci il Freikofel è stato rinnovato con un’accanita costanza. Specialmente con la nebbia. Quando le nubi scendono e le montagne vi si immergono a poco a poco, quando tutto sparisce in un grigio tenebrore, si può esser quasi sicuri che nello spessore opaco e freddo dei vapori i nemici rampano.

La loro tattica consiste nell’avvicinarsi a gruppi di cinquanta o sessanta, cautamente, carponi, e, arrivati a pochi passi dalla trincea italiana, aprire un fuoco intenso e breve di fucileria. Non osano slanciarsi all’assalto subito; vogliono prima saggiare la difesa. Il fuoco di risposta rivela le condizioni dei difensori. Ne dice il numero, ne dice il morale. Se la trincea si sveglia con una fucileria furibonda, lunga, disordinata, l’attacco può proseguire. Vuol dire che la gente trincerata è poca e vuol parere molta, o è molta ma sorpresa e agitata. Se invece soltanto una diecina di colpi risponde, e poi si rifà il silenzio, la cosa è grave: c’è nella trincea un’aspettativa calma e sicura. In questo caso, che è il più sovente, l’attacco è