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cora del tumulto dei crolli. Dall’altra parte della valle, le spalle boscose del Monte di Tierz, la cui cresta terrosa e fulva conserva lembi di prato che l’autunno dissecca. Fra il declivio dirupato e nudo del Timau e la costa selvosa del Tierz, come fra due quinte, tutto uno sfondo di imponenti vette rocciose: il Pizzo Collina, il Monte Cogliàns, lo Zellonkofel più vicino, una maestà di masse scoscese e chiare, rigate qua e là da un candore di nevi. Mentre l’ufficiale parlava, le montagne si rimandavano l’una all’altra echi fragorosi e senza fine di cannonate.

La cima del Tierz si coronava di nubi bianche e nembi di terriccio, ed udivamo passare sul Timau un canto profondo e fuggitivo di granate in viaggio. Lunghi rimbombi di esplosioni scendevano per la valle, nella quale vedevamo sorgere e dileguarsi cirri di fumo.

Il cannone faceva un formidabile commento alle parole dell’ufficiale — uno degli eroi del Freikofel, promosso per merito di guerra e proposto per tre medaglie al valore — le illuminava di verità precisa, delineava l’immagine esatta dei fatti. Noi le vedevamo le nostre meravigliose truppe sotto a bombardamenti di giorni e di settimane, impavide, pronte all’attacco: l’artiglieria spiegava.

Un soffio di terrore pareva avesse spazzato la valle. Eravamo adunati presso ad una vecchia chiesuola solitaria, e vedevamo poco lontano le case del villaggio di Timau, vuote, chiu-