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242 la lotta dei colossi


volere aprirsi il passo nella Valle del Fella scendendo verso Lusnitz. Conquistato il nostro vero obbiettivo, verso il tramonto, si rifece la quiete.

Ma il giorno dopo il nemico volle tentare una rivincita, e con batterie di medio calibro, piazzate durante la notte nei pressi di Malborghetto, aprì il fuoco sulla Forcella. Lanciava granate mine e bombe di gas asfissiante. Continuò il primo agosto a bombardare, senza avvicinare truppe per l’assalto. Voleva forse soltanto impedire i lavori di rafforzamento. Poi si rassegnò e tacque.

Non completamente però. Tutti i giorni cannoneggiava un poco. Di tanto in tanto la Val Dogna è percossa dai rimbombi dei colpi austriaci. Si vedono delle granate scoppiare fra le rocce, sulle quali lasciano un segno di scheggiatura fresca, e il fumo viaggia, portato dal vento, sugli accampamenti aggrampati al rovescio delle balze. Qualche colpo mal diretto passa sulle creste e arriva nel fondo del vallone. L’ululato del proiettile allora si prolunga curiosamente, per gli echi forse, dopo il boato dello scoppio.

I nostri soldati, sistemata la posizione della Forcella, l’hanno anche ingegnosamente adornata. Come per una sfida, per ergere di fronte allo straniero un simbolo d’italianità, essi hanno costruito proprio sulle trincee un campaniletto veneto, che ha un vaso di shrapnell per