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la lotta dei colossi 229


Inutile ricercarne i resti. Non v’è più traccia di lui.

Così è scomparso un alpino in val Dogna, dove abbiamo visto le enormi buche scavate di fianco alla strada da alcune grosse granate austriache. Due alpini passavano di lì al momento di una esplosione. Di uno non si trovò più nulla. L’altro fu lanciato in aria incolume e sbalestrato fra i rami di un abete, trenta metri lontano. Annerito dal fumo, imbrattato di terriccio, stordito dal colpo, si attaccò istintivamente ad un ramo con quella forza attanagliante che hanno nelle mani gli alpini, scalatori di vette, e rimase così finchè lo salvarono.

In questo momento i bombardatori di Hensel hanno altri obbiettivi. Dopo un lungo silenzio riprendono la parola. I giganti si celano nell’ombra d’una valle. Quando le loro bocche sono in posizione di tiro, si tendono verso il cielo. Ricordano per la loro mole i telescopi degli osservatori astronomici. E tutti quei loro meccanismi perfetti che permettono di orientare il pezzo enorme fino all’esattezza del decimo di millimetro, i grossi cilindri dei freni che si allungano sul manicotto, i cannocchiali di traguardo, contribuiscono a dar loro un’aria da immani strumenti di precisione. Aumentando la distanza di tiro si è dovuta aumentarne la correttezza. L’errore di un millimetro alla bocca del cannone diventa l’errore di centocinquanta o duecento metri al bersaglio, quando