Pagina:Lucrezio e Fedro.djvu/194

180

DELLE

FAVOLE

DI

FEDRO

LIBRO SECONDO.

PROLOGO.

DE’ mortali a i desiri impongon freno
     I racconti, onde Esopo a noi fe’ dono,
     Talchè il comun fallire si corregga,
     E industre ingegno ad acuirsi apprenda:
     5Quinci qualunque sia la favoletta,
     Se dal proposto fin non s’allontani,
     E diletti l’orecchio, illustre assai
     Non per l’Autor, ma per se stessa è l’opra.
     Del saggio vecchio ad imitar lo stile,
     10Impiegherò mie cure; ma se alcuna