Pagina:Lucrezio e Fedro.djvu/180

166 Lib. I. Fav. XI. e XII.

     Tanto, il Leon soggiugne, che se ignota
     Erami la tua schiatta, e ’l valor tuo,
     Sarei, se fuggir’ l’altre, io pur fuggito.


FAVOLA   XII.

Il Cervo alla fonte.

SPesso addivien, che cosa avuta a vile
     Util più sia che la tenuta in pregio:
     E chiaro vel dimostra il mio racconto:
          * Presso ad un fonte ove bevuto avea,
     5Fermossi un Cervo, e la sua immagin vide,
     E le gracili gambe dileggiando,
     Le ramose alte corna ammira, e loda,
     Quando de’ cacciatori a le improvvise
     Grida atterrito, con veloce corso
     10I campi passa, e folta selva il cela;
     E la turba de’ Cani in van lo siegue.
     Ma da l’eccelse corna trattenuto,
     Da’ fieri morsi a dura morte è addotto.
     O me infelice, è fama che dicesse
     15Allor morendo: veggio al fin qual danno
     Ciò che lodai m’apporti, e quale aita
     Mi recò ciò ch’a torto ebbi in dispregio.