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di Tito Lucrezio Lib. VI. 149

     Troppo di viver desiosi, e troppo
     1800Timidi di morir fuggian gl’infermi,
     Di visitar negando i suoi più cari
     Amici, anzi sovente empj aborrendo
     La madre, il padre, la consorte, i figli,
     Con morte infame abbandonati, e privi
     1805D’ogni umano argumento, il fio dovuto
     Pagavan poi di sì gran fallo; e quasi
     Bestie a torme morian per poca cura.
     Ma chi pronto accorrea per ajutarli,
     Periva, o di contagio, o di soverchia
     1810Fatica, a cui di sottoporsi astretto
     Era dalla vergogna, e dalle voci
     Lusinghiere degli egri, e di lamenti
     Queruli miste. Di tal morte adunque
     Morian tutti i migliori, e contrastando
     1815Di seppellir negli altrui luoghi i proprj
     Lor morti, dalle lagrime, e dal pianto
     Tornavan stanchi a’ loro alberghi. In letto
     Quindi giacea la maggior parte oppressa
     Da mestizia, e dolor; nè si potea
1820Trovare in tempo tale, un che non fosse
     Infermo, o morto, o in grave angoscia, o in pianto.
In oltre ogni pastore, ogni guardiano
     D’armenti, e già con essi egri languiano
     I nervuti bifolchi, e nell’anguste
     1825Lor capanne stivati, e dall’orenda


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