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di Tito Lucrezio Lib. VI. 137

     1475Caggian repente; e che lo stesso anello
     Segua, e tutto così corra pe ’l vuoto:
     Che cos’altra non v’ha, che da’ suoi primi
     Elementi connessa, ed implicata
     Sia con lacci più forte insieme avvinta
     1480Del fredd’orror del duro ferro. E quindi
     Meraviglia non è, se molti corpi
     Dal ferro insorti per lo vano a volo
     Non van, qual poco innanzi io t’ha dimostro;
     Senza che il moto lor lo stesso anello
     1485Non segua; il che fa certo, e segue ratto
     Fin che giunga alla pietra, e ad essa omai
     Con catene invisibili s’attacchi.
     Questo avvien similmente in ogni parte,
     Onde vuoto rimanga alcun frapposto
     1490Spazio, che o sia da’ fianchi, o sia di sopra,
     Tosto caggiono in lui tutti i vicini
     Corpi; poichè agitati esternamente
     Sol da colpi continui, e per se stessi
     Forza non han da sormontar nell’aure.
1495S’arroge a ciò per ajutarne il moto,
     Che tosto che da fronte al detto anello
     L’aer più raro è divenuto, e il luogo
     Più vacuo, incontinente avvien, che l’aria,
     Che dietro gli è, quasi ’l promova, e spinga
     1500Da tergo innanzi; poichè l’aer sempre
     Tutto ciò, che circonda, intorno sferza.