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di Tito Lucrezio Lib. VI. 121

     Conciossiachè nel mondo alcune cose
     Trovansi, delle quali addur non basta
     1045Una sola cagion; ma molte, ond’una
     Nondimen sia la vera: in quella guisa
     Stessa, che se da lungi un corpo esangue
     Scorgi d’un uom, che tu m’adduca è forza
     Di sua morte ogni causa, acciò compresa
     1050Sia quell’una fra lor, che nè di ferro
     Troverai, che perisse, o di tropp’aspro
     Freddo, o di morbo, o di velen; ma solo
     Potrai dir, ch’una cosa di tal sorta
     L’ancise. Il contar poi, qual ella fosse
     1055Tocca de’ curiosi spettatori
     Al volgo. Or così dunque a me conviene
     Far di molte altre cose il somigliante.
Cresce il Nilo l’estate, unico fiume
     Di tutto Egitto, e delle proprie sponde
     1060Fuor trabocca ne’ campi. Irriga spesso
     Questi d’Egitto, allor che ’l sirio cane
     Di focosi latrati il mondo avvampa,
     O perchè sono alle sue bocche opposti
     D’estate i venti aquilonari; appunto
     1065Nel tempo stesso che gli Etesj fiati
     Soffiando lo ritardano, e premendo
     L’onde, e forti incalzandole, di sopra
     Gonfianle, e le costringono a star ferme:
     Che scorron senza dubbio al Nilo incontra