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canto primo

Negra, profonda, solitaria, intatta
Da umane orme e dagli astri una spelonca
Di bronchi irta e di sassi; orrido in giro
Vi fan murmure i venti, e tra’ selvaggi
195Fianchi, qual di commosse ali e di strida,
Cupamente rintrona; irati al verno
Vi piomban da l’opposta erta i torrenti
Scatenati dai ghiacci, e a balzi, a salti
Mugolando spumeggiano; ma quando
200Giungono al vallo dell’immane uscita,
Perde l’onda il nativo impeto, e pigra,
Torba, maligna s’impaluda, e manda
Pestiferi miasmi a chi la spira.
Quivi, al fin del suo dir, contenne i passi
205L’umanato demonio, e con feroce
Piglio di scherno a contemplar si stava
Il desolato loco e il ciel sereno,
Quando un suon di sospiri e di parole
Dal vacuo sasso uscì. Porse l’orecchio,
210E s’appressò l’eroe, quanto il permise
L’angusto varco e la stagnante gora,
Ed ascoltò:
             — Di che perigli in cerca,
Misero! vai? Che illusìon, che vano
Talento è il tuo di preseguir l’impresa,
215Ch’io già per tempo incominciai, spregiando
La tutta ira del ciel? Stolto, che tardi
Son fatto accorto, e di Prometeo il nome
Mal mi dieron le genti! E che non feci,
Che non diss’io per questa al pianto nata
220Cara stirpe dell’uom? Cieca ed ignuda
Giacea nel lezzo dell’error, siccome
Belva cibando la caonia ghianda,
E altra legge nel mondo, altro governo
Non sapea che l’istinto: ad altri ignota



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