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canto settimo

20Era l’amor, che le accendea la vita.
Un giovinetto dalla lunga chioma,
Esile e mesto e tutto alma negli occhi,
Era il dolce amor suo: povero ed egro
Vaneggiator, che le natíe contrade
25E la terra dei suoi padri e le sante



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Serrandola col braccio a mezza vita
Con ambo i piè squarcia di forza il flutto.
Ella respira ancor.....

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Braccia materne abbandonava; e il nero
Vuoto d’amor, che gli s’apría nel petto,
Popolava di forme inclite, vive
Nella luce dell’arte. Un giorno ei vide
30La beltà d’Isolina. Era straniera
Agli occhi suoi quella beltà; straniera
Quella terra a’ suoi passi; a ogni vivente
Cosa straniero il suo pensier; ma in core
Da gran tempo sedeagli, ospite ignota,
35Quella forma leggiadra; e sentì allora,
Ch’ivi, da canto a lei, sotto quel caro



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