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— Domattina alle undici avrete la minuta.

— Egregiamente. E ora pensiamo a cacciare ogni mattana. Che hai tu ordinato per stasera?

— Uno stupendo festino nel parco... Lampioni, fuochi artificiali, balli....

— Ah, benissimo! L’aria è mite. Ci divertiremo un mondo.

— A che ora scenderà Vostra Maestà?

— Alle dieci. Prenderò prima un bagno.

Poulet? — No, Borgogna. A rivederci.

II.


Il giorno appresso, di buon mattino, mentre il dominatore di Vestfalia giaceva ancora fra le piume, il valente bibliotecario si pose a sedere davanti alla scrivania, spiegò alla sua sinistra, sul tavolo l’imperiale lettera monitoria e minatoria, e incominciò a studiarla frase per frase, parola per parola, sillaba per sillaba.

Egli voleva imitarne lo stile in tutta la sua concisa originalità e crudezza, in tutta quella sua sublime ingenuità e freschezza, e pagare della stessa moneta ogni verso dello scritto imperiale. Dopo un quarto d’ora di laboriosa meditazione, diè di piglio alla penna, e la fece scorrere in furia sulla carta. In meno di dieci minuti la lettera era terminata. Il Pigault non potè fare a meno di sorrider di compiacenza al suo parto maraviglioso. Pensare che egli, il modesto leggitore della Maestà di Vestfalia, ne diceva di così crude a quel temuto sovrano di Napoleone Bonaparte, gli pareva, questa, la cosa più divertente del mondo! A così fatto sentimento però si mescolava una buona doso d’inquietudine. Egli stesso aveva fatto osservare al Re che Napoleone non era uomo da lasciarsi menare pel naso. Guai all’infelice bibliotecario, se si losse scoperto che egli era stato il vero autore di