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4. Magno Dio per la cui1: P5, V2, Nap., Mrc., L. R.
5. Beato chi nel concilio: P5, V2, Mrc., L. R.
Laudi
1. O Dio, o sommo bene: Nap., V2. P4, P5, Col., L, L. R.
2. Vieni a me, peccatore: P4, P5, Col., L.
3. Poi ch’io gustai, Gesú: Nap., V2, P4, P5, Col., Mrc., L. R.
4. Io son quel misero: P4, P5, Col., L.
5. O maligno e duro core: Nap., V2, P1, P5, R1, Col., L, Mrc., L. R.
6. Quanto è grande la bellezza: Nap., V2, P1, P5, R1, Col., Mrc., L. R.
7. O peccator, io sono Dio: P4, P5, Col., L.2
8. Peccator, su tutti quanti: Nap., V2, P5, Col., Mrc., L. R.
9. Bene ará duro core: Nap., V2, P4, P5, Col., Mrc., L. R.
Oltre a questi mss. si sono tenute presenti le lezioni di alcune fra le piú antiche edizioni, quali, per le laudi, la fiorentina del 1489, notevolissima, che sembra stampata «per cura et a spese del Magnifico L. de’ Medici», come afferma il frontispizio, e la paciniana del 1510.
XIII. Nencia da Barberino. — Il cod. Laur. Ashburnhamiano 419 (cc. 66 r-68 v), da cui G. Volpi trasse il «nuovo testo» della Nencia, pubblicato negli Atti della R. Accademia della Crusca (a. 1906-07), p. 131 sgg., è l’unico ms. che ci abbia conservato il fortunato poemetto burlesco del Magnifico. È noto come il Volpi ritenga la redazione di Asb. opera genuina e primitiva di Lorenzo, da preferirsi, e per l’ordine logico delle ottave, e per compiutezza, e per maggior sapore d’originalitá, alla vulgata, che rappresenterebbe l’opera di qualche ignoto raffazzonatore. Aderiamo pienamente all’opinione del Volpi, giá suffragata da altri3, e riteniamo che la popolaritá del poemetto abbia invogliato facilmente a innestare, forse nel Quattrocento stesso, altre ottave di schietto sapore plebeo, veri e propri strambotti, al tronco mediceo, sconvolgendo cosí l’ordine e l’euritmia, date alla Nencia dal suo magnifico autore. Cosí di bocca in bocca la Nencia da Barberino si modificò profondamente, accrescendosi di ben trenta stanze, finché fu fissata nel testo tradizionale e stampata la prima volta