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28 ix - la caccia col falcone

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     Intanto venne uno starnone all’erta:
videlo il Foglia e fece un gentil getto:
lo sparvier vola per la piaggia aperta,
e présegnene innanzi al dirimpetto:
corre giú il Foglia, e pargnene aver certa,
però che lo sparvier molto è perfetto:
preselo al netto, ove non era stecco,
e in terra insanguinolli i piedi e ’l becco:

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     e questo fe’, ché lo sparviere è soro.
Ed intanto Ulivier forte gridava:
— Chiama giú il Cappellaio, chiama costoro.
Guardate; una n’è qui (cosí parlava);
tu lega i can, però che basta loro
la Rocca che di sotterra le cava.
Vien giú, Guglielmo, non ti stare al rezzo:
e tu e ’l Foglia la mettete in mezzo. —

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     Cosí fu fatto; e come sono in punto,
il canattier diceva: — Sotto, Rocca:
qui cadde, ve’: e se tu l’arai giunto,
siesi tuo: corri qui; te’, ponli bocca. —
Poi dice: — Avete voi guardato a punto? —
Ed in quel lo starnon del fondo scocca:
— Ecco a te, Foglia — e ’l Foglia grida e getta,
e ’l simil fe’ Guglielmo molto in fretta.

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     Lasciò la starna andare lo sparvieri,
ed attende a fuggir quel che gli ha drieto:
disse Guglielmo: — Tu l’hai, Foglia Amieri;
e, benché nol dimostri, e’ n’è pur lieto:
— Corri tu, che vi se’ presso, Ulivieri; —
diceva il Foglia; e Guglielmo sta cheto:
corse Ulivieri; e come a loro e sceso,
vidde che l’un sparviere ha l’altro preso.