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Canzona de’ confortini.
Berricuocoli, donne, e confortini!
Se ne volete, i nostri son de’ fini.
Non bisogna insegnar come si fanno,
ch’è tempo perso, e ’l tempo è pur gran danno;
e chi lo perde, come molte fanno,
convien che facci poi de’ pentolini.
Quando gli è ’l tempo vostro, fate fatti,
e non pensate a impedimenti o imbratti:
chi non ha il modo, dal vicin l’accatti;
e’ preston l’un all’altro i buon vicini.
Il far quest’arte è cosa da garzoni:
basta che i nostri confortín son buoni.
Non aspettate ch’altri ve li doni:
convien giucare e spender bei quattrini.
Non abbiam carte, e fassi alla «bassetta»,
e convien che l’un alzi e l’altro metta;
e poi di qua e di lá spesso si getta
le carte; e tira a te, se tu indovini.
O a «sanz’uomo» o «sotto» o «sopra» chiedi,
e ti struggi dal capo infino a’ piedi,
infin che viene; e, quando vien poi, vedi
stran visi, e mugolar come mucini.