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Fotografia astronomica. 243

Le lastre a collodio umide esigevano, per dare le immagini delle stelle fino alla nona grandezza, grandi strumenti, grandi obbiettivi cioè, con un piccolo campo e pose lunghe; le lastre secche, assai più sensibili alla luce, si possono combinare con lenti obbiettive fotografiche a vasto campo, richiedono pose relativamente brevi, e per la loro sensibilità possono riprodurre tutte le stelle del cielo, le più deboli non escluse.

287. Con lenti chimicamente acromatiche, con lastre sensibili secche a gelatina-bromuro di argento gli astronomi fecero sulla strada della fotografia stellare lungo e rapido cammino.

In breve volgere d’anni seppero vincere ad una ad una le difficoltà minori e di dettaglio che ancor restavano a superare; seppero nell’uno e nell’altro emisfero della Terra ottenere fotografie di tutti i più importanti cumuli stellari, e, quel che è più, fotografie precise, con immagini nette, geometriche, suscettibili delle misure più rigorose; seppero fotografare stelle piccolissime, inferiori molto per grandezza e splendore alle più piccole disegnate sulle migliori carte celesti.

288. Disegni e costruzioni diverse furono qua e là adottate per gli strumenti destinati alla fotografia delle stelle, ma il congegno che oggi più generalmente si usa è quello ideato a Parigi dai fratelli Henry.

Consiste esso di due tubi appaiati coi loro assi perfettamente paralleli e portanti alla loro estremità superiore, l’uno un obbiettivo otticamente acromatico, l’altro un obbiettivo chimicamente acromatico. I due tubi sono portali da un unico sostegno che colle sue diverse parti forma una cosi detta montatura equatoriale o parallatica, scopo della quale è di dare, come già si disse nel