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— 105 — ligure non potrebbero attribuirsi con certezza a tempi preistorici e forse nemmeno esostorici. La rarità loro nel nostro territorio dipende non solo dalla rapida e profonda alterazione che il metallo subisce per opera degli agenti esterni, onde in breve si converte in idrossido e si di* spt:rde, ma ancora da che fu conosciuto e adoperato dai Liguri in tempi recenti, P>a i pochi manufatti di questo genere, citerò un coltello, varie lame di spada e ferri di lancia, rinvenuti nelle Langhc e conservati nella raccolta del P. Ighina alle Carcare, I dubbi che sussistono circa Tetà loro m’inducono a non descriverli; merita un cenno pel suo carattere arcaico. Tarco di una voluminosa fibula^ con ingrossamento sferoidale mediano» oggetto della stessa provenienza, che si conserva del pari nella collezione Ighina. Nella caverna delle Arene Candide» alla superficie dello strato archeologico, don Ferrando raccolse tre grossi arnesi in ferro, che mi sembrano dì foggia romana: uno è un grossolano e robusto bidente, coll’occhio praticato nello spessore dell’arco che porta i due denti; gli altri due^sono sorta di zappette, a penna straordinariamente lunga ed arcuata. Mantifaiti (toro e d’argento. — Non credo sia il caso di occuparrni qui dei manufatti d*oro e d’argento, perciocché questi metalli non appariscono in Liguria che per eccezione, e solo nelle tombe già comprese tra le reliquie dell’età storica o riferibili a tempi di poco anteriori ad essa. Noterò solo in proposito che Toro, essendo, comunque in scarsa copia, diffuso nelle alluvioni di parecchi torrenti che scendono dall’Appennino Ligure, per esempio in quelle del Gorzente, della Piota, della Stura, dell’Olba, e trovandosi pure in parecchi giacimenti hloniformi, come I a Masso presso Sestri Levante e alla Vesima non lungi da Arenzano, dovesse ben presto fissare l’attenzione degli } abitanti, i quali infatti Io u su fruttarono fin dai tempi storici! più remoti, mentre l’argento, rappresentato quasi esclu-


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