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nascondono irsuti cinghiali o l’uro che Cesare trovò vivente ancora nelle Gallie, e l’alce dalle corna gigantesche e grandi cervi.

E qual terribile accolta di fiere non infesta i nostri monti? Vi ha il leone delle caverne, che uguaglia in mole un bove di inedia grandezza, vi ha una pantera maggiore dell’attuale, e non mancano la lince e il lupo. Forse s’asconde ancora nelle selve impenetrabili, il feroce Machaerodus, sorta di tigre, armata di zanne fatte a lama di sciabola e lunghe più d’una spanna, che sembrano destinate a fendere il cuoio dei pachidermi. Finalmente, le caverne di cui abbondano i nostri monti servono di rifugio a iene o ad orsi di varie specie.

In mare, molte forme di carattere tropicale cessano d’esistere e sono sostituite da tipi nordici, taluni dei quali, col mitigarsi del clima, si ritirano in regioni più settentrionali o in acque più profonde. Questo fatto è ben dimostrato dalle ricerche talassografiche testé compiute nel Golfo di Genova, dal comandante Magnaghi, a bordo del R. piroscafo Washington.

La rigidezza delle stagioni non raggiunse presso di noi un grado eccessivo e i ghiacciai non ebbero mai grande sviluppo. Se ne osservano traccie sotto forma di colline moreniche, ai confini del nostro territorio, nella valle del Tanaro presso Priola e fra le Alpi Apuane nella valle del Serchio,

Nella Liguria propriamente detta, sono forse dovute a questi fenomeni certo accumulazioni detritiche



    tichorinus si racolsero scarsi avanzi nelle grotte dei Balzi Rossi.