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che tutto quel che s’impara da lei si ritiene con facilità grandissima. Imperocchè movendo molto più gli esempi che le parole gli uomini, vengon per conseguenza a imprimersi ancora meglio e più tenacemente negli animi e nelle memorie loro gli esempii, che le parole. Per questa cagione adunque usò e prese Dante nel descrivere questa sua visione, o voglian dir fantasia, per giovamento e ammaestramento degli uomini, e parte ancor per acquistare fama e gloria al nome suo, questo modo poetico; dividendola, per trattare ella di tre regni, in tre parti principali. La prima delle quali, ch’è quella dell’Inferno, contiene trentaquattro capitoli; e la seconda, ch’è quella del Purgatorio, trentatrè capitoli; e la terza del Paradiso medesimamente trentatrè; che tutti fanno la somma di versi quattordicimila dugento tredici. Il modo si chiama terzetti, o veramente terza rima, e ne fu il primo inventore egli; modo molto piacevole e molto grato a l’orecchio. Lo stile è quando umile, quando mediocre, quando alto, quando aspro e quando dolce; e così ancor similmente le parole usate da lui, secondo che ricercorno le cose di che egli favella, osservando sempre un artificiosissimo decoro in tutte le materie ch’egli tratta. Le quali sono varie e diversissime, trattando pur con modo poetico cose gravissime di filosofia e naturale e morale, di matematica, di astrologia e di qual si voglia altra scienza, e quello che è più, della divinissima teologia. Di maniera ch’ei si può dire, ch’ei sia stato il primo il qual abbia scritto nella nostra lingua di cose scientifiche, e abbia espresso in quwlla la maggior parte delle cose umane, e che abbia sadisfatto a tutte le belle imitazione, e, oltre a questo, scritto poi delle divine con tanta dottrina e maiestà e leggiadria insieme, ch’egli ha dimostrato al mondo come ei si può esser poeta, e trattar delle cose divine, senza parlar favolosamente di Dio, e senza attribuirgli di quelle cose e di quegli affetti, che avevano fatto prima gli altri. De’ colori rettorici, delle figure e delle comparazioni nella qual cosa egli è maravigliosissimo, tratteremo noi di mano in mano nell’esporre il testo. E questo sia finalmente detto a bastanza, per dichiarazion de l’ultimo capo de’ nostri preambuli, e per fine della presente lezione, Domenica futura noi cominceremo, concedendolo Dio, a dichiarare il testo.