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LEZIONE SECONDA


Quattro furono, uditori nobilissimi, come voi sapete, le cose le quali io dissi che mi pareva necessario considerare in questa opera di Dante, per poter di poi intenderla più facilmente, innanzi che io cominciassi a esporre e interpretare il testo. Delle prima due delle quali avendo io, per quanto si estendon però le mie forze, trattate a bastanza nella lezion passata, e volendo oggi, come ricerca l’ordine preso da me, ragionar de le altre due, incominciandomi da la terza, che fu la dichiarazione del titolo d’essa opera, il quale è Comedia di Dante Alighieri; cittadino fiorentino, dico primieramente ch’ei non è dubbio alcuno che Dante chiamassi questa sua opera Comedia, o vero Comedìa con lo accento in su lo i, avendo egli detto nel sedecimo capitolo de l'Inferno queste parole propie:

ma qui tacer nol posso; e per le note
di questa comedìa, lettor, ti giuro,
s'elle non sien di lunga grazia vòte,

e dipoi ancor similmente, nel ventesimo:

Così di ponte in ponte, altro parlando
che la mia comedìa cantar non cura,

Ma egli è ben duro e difficile a sapere la cagione per la quale egli la chiamasse così, atteso e considerato che questa sua poesia, per le condizioni che si ritruovano in lei, apparisce più tosto di quel genere che Aristotile chiama Epopeia, che Comedia; nè essendo però ancora da pensare in modo alcuno,