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a me; onde sarà, ogni volta che io lo allegherò, chiamato da me lo espositore moderno) se ne passan, per quanto pare a me, molto di leggieri. Imperochè il Landino non so io vedere che la consideri particularmente in luogo alcuno. E il Vellutello ne dice solamente queste poche parole:Il soggetto de l’autore in essa sua Comedia altro non è che voler principalmente trattare di queste tre monarchie spirituali: Inferno, Purgatorio e Paradiso. E questo è detto ancor da lui più tosto per onorare Papa Paulo, al quale egli indirizza quel suo comento, che per parlar de l’intenzion de l’opera; dicendo egli nella epistola che ei manda a esso Papa, e soggiugnendo dipoi: delle quali monarchie sua Santità predomina, e ha somma autorità ricevuta da quel Monarca, il qual solo la poteva dare; per il che ho giudicato, e dirittamente, che questa mia interpretazione molto più a te che ad alcun altro si convenga. Lo interprete moderno (con l’opinione del quale, per essere egli molto litterato, e avere oltre di questo messo grandissimo studio nelle cose di Dante, convengo ancora io) fa ne’ suoi preambuli un particolare capitolo de l’intenzion di questa opera; nel quale egli dice, che Dante non cerca in essa altro che giovare (come è sempre officio d’ogni uomo da bene) il più ch’egli può a gli altri uomini. Laonde conoscendo non potere insegnar loro cosa alcuna che sia lor più utile, che ammaestrargli come e’ possino procacciarsi nell’altra vita, la quale ha a durar sempre, la somma felicità e la eterna beatitudine; e sapendo, come cristiano, che chi non è netto da’ vizii non può salire al Cielo, o ch’ei non può fuggirgli chi non gli conosce; si sforza nella prima cantica, con dipingere innanzi a’ loro occhi la forma di uno Inferno reale, fare lor conoscere essi vizii, descendendo, perchè si comprendin meglio quali sieno i più o meno gravi, di balzo in balzo a considerargli a uno a uno in sin nel fondo e nel centro di detto Inferno; ponendo sempre di grado in grado, ne’ luoghi più bassi e più presso a Lucifero, il quale è nel centro, le colpe maggiori; dove egli nomina molte persone viziose, non per lacerare o per infamar le memorie loro, come hanno detto i suoi calunniatori, ma solamente per giovare, movendo molto più gli esempli che le parole, a chi si sentissi incolpato di quel vizio,