Pagina:Letturecommediagelli.djvu/59


giudicheremo che e’ non sia in questa parte punto inferiore si voglia scrittore d’alcun’altra scienza. Nè gli è per tal cagione manco obbligata Firenze sua patria, che sia la nobilissima Roma (lasciando per ora da parte la Grecia, come molto più discosto), regina di tutte l’altre città del mondo, a qualunque si sia di quei suoi savi e ottimi cittadini, che scrissero e con onor loro e di lei, e con utilità grande degli altri, tante dotte e belle opere. Perchè non avendo la maggior parte di quegli cognizione della vera religione, nè d’altra vita che di questa, tutti cuò ch’eglino scrissero fu scritto da loro, e in servizio dell’uomo come animale, come fecero M. Varrone e Columella dell’agricoltura, e Cornelio Celso e Quinto Sereno della medicina, e per suo ammaestramento come animale civile e capace di ragione, e che ha bisogno di vivere insieme con gli altri della sua specie, come fece Tullio il libro degli offizii, e Livio e Trogo Pompeo l’istorie, perchè eglino imparassero da quelle, mediante la esperienza, com’egli avessero a vivere. Ma Dante avendo notizia e dell’una vita e dell’altra, scrive primieramente in questo suo poema, come ottimo filosofo, delle cose morali; come dotto fisico, di gran parte delle naturali; come esperto matematico, e conseguentemente come buono astrologo, delle misure della terra, e de’ moti de’ corpi celesti; e come savio e vero istoriografo, delle cose esterne, quante fa di bisogno per esempio e regola del reggimento di sè stesso e d’altrui, e delle fiorentine, tanto ch’e’ dimostri a’ suoi cittadini la semplicità e la sobrietà nella quale vivevano i loro antichi, in quei tempi ch’eglino accrebbero tanto la nostra città, ornandola di tanti begli e ricchi edifizii, e ampliarono tanto il dominio e i confini suoi, e che il popolo fiorentino era tanto glorioso e giusto, che la sua insegna, la quale era anticamente un giglio bianco,

Non era ad asta mai posto a ritroso,

Nè per division fatto vermiglio


E di poi, lasciate queste cose terrene ed elevatosi in alto, come divino teologo, sopra a questi concetti da uomini mortali e da intelletti che non vegghino più oltre che dove gli