Pagina:Letturecommediagelli.djvu/44


amici e per compagni, e non per servidori e schiavi, come i grandi e come i Principi, non dico secolari o del mondo (chè questi per avere per loro fine il bene governare, mantenere e augumentare i popoli e i sudditi loro, hanno sempre civiltà e umanità, come posso particularmente far fede io, per i tanti benefizii di onori e di facultà, che ho ricevuti da la Eccellenza dello illustrissimo Signore Duca di Firenze, principe e patron mio), ma degli spirituali solamente, la maggior parte de’ quali, avendo per loro fine principale il convertire prodigamente in uso e comodo propio tutto quello che arebbe a servire, parte al culto divino, parte ad essi e parte al sovvenimento di quei popoli d’onde ei lo traggono, altra cura non tengono, nè fanno altrimenti stima alcuna de’ litterati e degli amatori delle virtù, che il tenergli per servidori, non per affezione ch’e’ portino a quegli, ma solo perchè e’ pensano che lo averne per le loro Corti arrechi loro e loda e onore. Laonde io che vivendomi contento nelle mie case del pane mi viene della fatica delle mie mani, quanto qual si voglia di loro in qualunche grandezza e riputazione, non ho mai voluto, non che servirgli, ma nè corteggiarli pure mangiando con loro o in modo alcuno altro, conoscendo assai chiaramente per tale cagione che le mie fatiche non arebbono mai grado alcuno appresso di loro, mi son finalmente risoluto di onorarne, per quanto io ed elle possono, quegli uomini che sono al consorzio umano di qualche utile. Nel numero de’ quali desiderando io, per le onorate qualità vostre, che foste voi uno, ne aspettava di giorno in giorno e la materia e l’occasione, quando la fortuna, favorevole certo al mio disegno, mi pose avanti quello che io desiderava. Imperocchè mostrandomi il nostro Pasquali (il quale se bene è ancora egli similmente mercante, stima ed ama tanto le virtù, che egli è stato per tal cagione messo nel numero de’ nostri Accademici, e di poi non manco onoratovi, che quegli che fanno professione solo di lettere) per una vostra lettera, quanto vi sarebbe stato grato il poter