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Dante, che seguitandone il testo, canto per canto, terzina per terzina, verso per verso. E dall’altro lato non era meno evidente, che la Lettura nona ebbe il suo principio con quella lezione che certamente fu la prima del 1563, avendovi lo stesso Gelli dichiarato, che con quella egli incominciava le sue lezioni annuali. Io ho dunque riordinate le lezioni del codice, disponendole a norma dello andamento del poema, e distinguendo le due Letture ottava e nona per modo che quest’ultima incominciase dove era espressamente detto che incominciava. Solo rimasi perplesso circa alle tre lezioni che nel codice sono a carte 13, 18 e 113, se cioè avessero a far parte della Lettura ottava, oppure della nona. Ma questo è un punto d’importanza affatto secondaria, come si mostrerà qui appresso; e io dal codice volli scostarmi il meno che fosse possibile.

Se non che, oltre il disordine, occorre nel codice anche una lacuna. Avendo il Gelli, coll’ultima lezione della Lettura VIII, terminato di esporre come Virgilio e Dante fossero passati dalla bolgia de’ barattieri a quella degl’ipocriti, ed essendo così giunto al verso 57 del XXIII Canto dello Inferno, troviamo che la Lettura IX incomincia colla interpretazione del Canto XXIV, mancando affatto la lezione o le lezioni, che certamente il Gelli non omise di fare, sul Canto precedente dal verso 58 al 148, dove si descrivono le pene degl’ipocriti colle loro cappe di piombo, e Caifasso giacente in mezzo alla via, calpestato da quei pesantissimi passeggeri. Le quali lezioni, a voler farne un giusto ragguaglio colle altre, non si può credere che fossero meno di due; e forse furono più, perchè questo argomento degl’ipocriti è vasto, nè scarsa doveva il Gelli avere la lena e la voglia di maneggiarlo.

Dissi che la Lettura IX incomincia col Canto XXIV dello