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di purgarsi di quegli errori ch’ei conosceva, avendo compreso per le parole di Virgilio ch’ei non vedrebbe Beatrice, se non quando egli sarebbe mondo e purgato da’vizii, onde si dice:

Che tu mi meni là dove or dicesti,
Sì che io vegga la porta di San Pietro;

chiamando così il Purgatorio, per l’autorità data da Cristo a Pietro, pastore del gregge cristiano, e ai suoi successori e a’sacerdoti ordinati da loro, di permutare la pena eterna, che meritano i peccati mortali, in pena transitoria, e con il mezzo de’sacramenti della Chiesa torre si può dir l’anime a l’Inferno, e mandarle al Purgatorio in luogo di salvazione, come ne dimostra molto più largamente il nostro Poeta stesso nel nono capitolo del Purgatorio. Dove ei pone a custodia della porta, per la quale hanno a passare l’anime che vanno a purgarsi, uno angelo il quale ne tiene le chiavi; al quale arrivando il nostro Poeta, e inginocchiatosegli a’piedi, come lo aveva ammaestrato Virgilio, e pregandolo che gl’aprisse, gli fu detto da lui:

Da Pietro l'ebbi, 1 e dissemi che io erri
Anzi ad aprir, che a tenerla serrata,
Pur che la gente a'piedi mi si atterri;

significando con tale atto la confessione fatta a’piedi del sacerdote, figurato da lui per l’Angelo, per esser chiamati i sacerdoti spessissime volte nelle sacre scritture angeli e ministri di Dio, come son propiamente gli Angeli. E dipoi lo prega ancor similmente ch’ei lo meni a l’Inferno dicendo:

E color che tu fai cotanto mesti,

cioè quegli spiriti dolenti, i quali stanno in tanta mestizia e in tanta miseria, secondo che tu di’, cioè che io ho saputo da te per revelazione, e non per il mio discorso il quale non può, come si è detto di sopra, pervenire per sè stesso e umanamente in cognizione di così profondi e occulti segreti. Dopo le quali parole soggiugne Dante, che Virgilio di subito si mosse, ed egli gli tenne dietro e seguitollo; e qui è posto da lui fine al primo capitolo di questa cantica, e noi porremo ancor similmente fine a questa lezione.

  1. Cr. Da Pier le tengo.