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xiv ALLA R. ACCADEMIA

III


La universale approvazione data a queste Letture accademiche, e il grido in cui erano venute, mosse il Duca Cosimo a ordinarle in modo stabile. E così nel 1553 furono con l’autorità di questo Principe e per voto dell’Accademia deputati, Benedetto Varchi a esporre il Petrarca, e Giovan Batista Gelli a interpretare il poema di Dante. Da questo punto incomincia una serie di corsi, fatti regolarmente dal Gelli all’Accademia nei giorni di domenica intorno alla Divina Commedia col proposito di spiegarla tutta dal principio alla fine. Ciascun corso prende il nome di Lettura; e si divide in un numero ora maggiore e ora minore di lezioni, secondo ch’ebbe maggiore o minore durata. Vi sono però alcune di queste Letture, dove ale lezioni va innanzi una orazione che serve di preludio. Tale è la prima Lettura, che incomincia appunto con una orazione, in cui si dimostra come Dante sia arrivato agli ultimi confini della eccelleza e della perfezione, non solamente come poeta, ma eziandio come filosofo e come scienziato. E vi tengon dietro dodici lezioni, due delle quali sono di prolegomeni, e le altre precedono nella spiegazione dello Inferno fino al v. 75 del Canto secondo. Questa Lettura si fece sul finire dell’anno 1553 e sul cominciare del 1554, ossia negli ultimi mesi del consolato di Guido Guidi, medico e filosofo di gran nome, e nei primi del consolato di Agnolo Borghini, fratello di Monsignor Vincenzo, e letterato anch’egli di non piccolo conto. Essa fu stampata due volte; una a Firenze dal Sermartelli nello stesso anno 1554, e un’altra dal Torrentino nel 1562; con questa differenza però tra l’una e l'al-