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ove ei mostra primieramente, questo M. Cane dover essere, per lo influsso della stella di Marte nella quale si ritrovava M. Cacciaguida, molto dedito e inclinato a l’arma; e dipoi tanto liberale e magnifico, ch’ei si potrebbe veramente dire di lui, ch’egli farebbe morire di doglia l’avarizia e i suoi seguaci. Del quale M. Cane racconta il Vellutello aver letto, in certe Croniche Veronesi, cose maravigliosissime; soggingendo ch’egli era comun opinione degli uomini di quei tempi, per le virtù che risplendevano in lui, che se ei non si interponeva la morte, la quale lo tolse al mondo l’anno trentottesimo della sua vita, ch’ei si avesse a fare Re di Italia. Delle quali virtù volendo egli parlare, dice:

Costui non ciberà terra nè peltro,

cioè non stimerà punto i beni temporali, i quali impediscono comunemente gli uomini da il bene operare,

Ma sapienza ed amore e virtute,

delle quali cose si pascono e nutriscono gli animi generosi, e che hanno per fine il bene e lo onore;

E sua nazion sarà tra Feltro e Feltro,

significando il luogo dove egli nacque, che fu in Verona città della Marca Trivisana; posta, benchè alquanto lontano, tra Feltro di Romagna, altrimenti Monte Feltro, e Feltro città fra l’Alpi e Trevisi, vicina alla Concordia: e fia salute questo veltro con l’esempio e con le virtù sue, soggiugne Dante, di quella umile Italia (imitando Virgilio, quando disse:

... humilemque videmus Italiam)

Per cui morì la vergine Cammilla,
    Eurialo, Turno e Niso di ferute;

mediante le quali istorie egli dimostra Roma; conciosia che tutti questi, ch’egli ha nominati, morissero nelle guerre che ebbe Enea, quando ei passò in Italia e fermossi circa a dove è oggi Roma, con quei popoli vicini; che di tutte ha trattato