Pagina:Letturecommediagelli.djvu/143


LEZIONE SETTIMA



Raccomandandosi il Poeta nostro, mentre ch’egli per la paura di quella affamata lupa rovinava al basso, a Virgilio il quale se gli era offerto innanzi agli occhi, gli disse, per non avere conosciuto chiaramente quel che egli fusse rispetto a l’oscurità del luogo:

Qual che tu sia, o ombra o uomo certo,

intendendo, per uomo certo, uno uomo reale e vero d’ossa e di carne, e per ombra, qualche impressione fatta nell’aria, a guisa di certi nugoli, i quali hanno alcune volte effigie di uomo, di animale e d’infinite altre cose; o veramente qualche spirito, il quale avesse formato un corpo fantastico o d’aria o d’altro, come si legge nelle sacre scritture aver fatto più volte, per promissione di Dio, il demonio. Per la qual cosa il Salvator nostro, acciocchè i suoi Apostoli non pensassero, la prima volta ch’egli apparse risuscitato, ch’ei fusse una di queste simili apparizioni, come ei fecero mentre ch’egli era vivo, veggendolo andar su per l’acque del mare, disse loro: palpatemi e toccatemi; imperò che gli spiriti non hanno carne nè ossa, come voi vedrete avere me. E perchè ombra significa propiamente quelle imagini oscure, che fanno di loro in terra o altrove i corpi solidi e densi, per non poter penetrargli la luce, come fa i diafani e transparenti; onde disse leggiasramente il Petrarca in un esso sonetto:

Volsimi, e vidi un'ombra, che da lato
Stampava il sole;