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gli spiriti, e genera il sonno), e seguitando, come approvata per più vera, quella di Aristotile, il qual fa di quello ne’ suoi Parvi naturali una opera particulare, diciamo che il sonno è una alterazione e una passione degli animali, e conseguentemente de l’uomo, la qual gli lega di tal sorte il senso comune, ch’ei non sente cosa alcuna che gli sia rappresentata di fuori a gli strumenti e a gli organi de’ sensi; il che dimostra manifestamente, ch’ei non son gli strumenti, e quei che noi chiamiamo vulgarmente sensi, quegli che sentono, ma è il senso comune, il quale stando, secondo il Filosofo, nel cuore, come fa un signore nel palazzo principale della città, ed essendogli portate da ciascun senso le alterazioni ch’ei riceve dai suoi obbietti, fa dipoi egli in quel luogo la sensazione e il iudicio; e però, legato e impedito quello, non senton più cosa alcuna gli animali, e si possono quasi chiamare morti, non essendo eglino differenti per altro da le pìante, se non perchè e’ sentono e le piante no; per la qual cagione, se bene elle hanno ancor quelle l’anima, elle son chiamate animate, e non animali: il che considerando il Poeta Sulmonese, disse che il sonno non era altro, nisi frigidae mortis imago, e il nostro M. Francesco Petrarca:

Il sonno è veramente, qual uom dice
Parente della morte.

Ed è generata questa alterazione del sonno negli animali da quelle esaltazioni e da quelle fumosità calde e umide, che escono dal cibo e dal nutrimento, quando il calor naturale le cuoce nella digestione; le quali ascendono1 al capo, come è natura loro; dove essendo ricondensate e ingrossate da la frigidità del cervello, per essere la natura del freddo di ristringere, e conseguentemente fatte più gravi, elle ritornano descendendo in già intorno al cuore, e racchiuggon di tal sorte dentro di lui il suo calor naturale, ch’ei non può più mandar gli spiriti, come ei faceva prima, per tutte le parti del corpo e a gli strumenti e organi de’ sensi; per la qual cosa l’uomo

  1. Ediz. ascendendo.