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Ove è da notare, che ci si truovano alcuni testi, i quali hanno, in cambio di quello Ah, E; e particularmente quel del Vellutello. La qual cosa non guasta solamente il verso con farlo di mal suono, ma ella rende ancor difficilissima e quasi imperfetta la costruzione e il senso. Il che notando Benvenuto da Imola, dice in confermazion di tal cosa queste parole propie:«Hic auctor, descripturus istam silvam, primo vult ostendere quam sit difficile et laboriosum describere ipsam, et ideo incipit ab exclamatione, dicens eum admiratione: Ah quam durum est dicere qualis erat ista. Et hic nota istam litteram in pluribus testibus esse corruptam sic:E quanto a dir, quod nullo modo stare potest; quia littera numquam posset construi, et tota omnino remaneret suspensa, et etiam illud Et non haberet quod copularet; unde necessario debet dici ah vel ahi exclamative, quod tantum valet in vulgari florentino». Volendo adunque il nostro Poeta dimostrare la grandezza della confusione, nella quale ei si ritrovava, con la similitudine della oscurità e salvatichezza di tale selva, incomincia da questa esclamazione e da questa voce Ahi, conducendo con essa in questa prima giunta con grandissima arte udire di lei qualità maravigliosissime. Le quali volendo egli dipoi narrare, dice primieramente, ch’ella era oscura e con pochissimo lume, a differenza d’alcune selve amene e piacevoli, fra gli arbori delle quali penetrando alcuni raggi di sole, le rendono e liete e dilettevoli. E poi, ch’ella era selvaggia, a differenza d’alcune domestiche, fatte tal volta ad arte da l’industria de l’uomo per suo solazzo e per suo diporto; onde non appariva in lei via, nè segno o vestigio alcuno umano, ma solamente stanze e luoghi da fiere selvatiche. Dipoi, che ella era aspra, cioè piena di pruni e sterpi salvatichissimi. E ultimamente forte, cioè difficile a uscirne o passarla, per essere di maniera attraversati e ammacchiati in lei gli sterpi e i pruni, ch’ei non si poteva passare, se non con difficoltà grandissima, fra loro. Le quali condizioni la facevan finalmente tale, che l’immaginarla e il ricordarsene gli generava nuova paura e nuovo spavento nel pensiero e nella cogitazione. Ove