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D’ISABELLA ANDREINI. 6

pianto all’istesso Eraclito: ma, s’io non posso per mezo delle lagrime, e della melanconia, scemar à voi la doglia, potete ben voi stando allegro scemar à me i dolori. Pregovi dunque à rasserenar l’animo, se non per vostro, almen per mio contento; perche, se i dispiaceri de gli amici sono una morte commune, sarà parimente, che i piaceri de i medesimi siano una vita commune. Io farò ogni cosa possibile per venirmene quanto prima à voi, accioche partiate meco il peso delle vostre passioni. Intanto consentite, che le mie parole facciano alcun buon frutto, e ricordatevi, che.

Non sempre ria Fortuna un loco tiene;

E che non fu giamai Verno così orrido, e così aspro, à cui non succedesse una Primavera lieta, e ridente, e che la Fortuna, o buona, o cattiva à tutti è incerta, e che finalmente per la sua volubilità doverebbono tanto allegrarsi quelli, che sono da lei oppressi, quanto attristarsi quelli, che sono dalla medesima sublimati. State sano, & amatemi.


Della bellezza humana.


S

E è segno d’amore un parlar interrotto, un non poter affisar gli occhi nel volto amato, un sospirar parlando, un pallido colore, un’arder sempre senza mai consumarsi, un’esser

più dell’usato mesta, melanconica, e solitaria. Se è segno d’amore un volar continuamente per l’aria delle speranze, un figurarsi ogn’hora vane contentezze, un fon-


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