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LETTERE

troppo troncate l’ali ambitiose dell’ardito mio desiderio, e fate, che la mia speranza muoia, prima che sia concetta.


Delle lodi feminili.


O

Nd’avviene (desideratissima Signora) che l’iniqua mia sorte consente, che quanto più mi sento acceso, tanto meno io son’amato? Ond’avviene, ch’io contra l’ostinata mia doglia tanto m’induri, che bench’io vegga, che l’amar voi è un’amar la propria morte, voglio nondimeno amarvi? forse avviene, perche Amor conosce, ch’io per mezo de’ tormenti hò da esser un giorno guiderdonato. Deh, s’eguale alla doglia hò da ricever il premio, io prego Amore, e prego voi crudele ad inventar nuovi tormenti per affliggermi, ch’io son pronto a far conoscere, che non potrete tanto inventare, quant’io sopportare. Non vi stancate mai di travagliarmi, ch’io non mi stancherò mai di perseverare, anzi quello, che non sarà tormento non potrà piacermi sia pur oltraggiata la mia servitu fedele dagli sdegni vostri giustissimi, che non sarà per ciò, ch’io mi perda di cuore. La virtù cresce nelle avversità de’ pericoli. Operi la crudeltà vostra quanto sà, ch’ella non farà, ch’io non vi ami, conciosiacosache ’l fine dell’amor mio dovrà esser il fine della mia vita. Hanno gli altri amanti sbandita la costanza, e la fede, e queste vedendo, che alcuno dar non volea loro albergo ricorsero à me, & io lor


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